domenica 1 marzo 2015

Carnevale, il curioso gemellaggio tra Chiavari e Viareggio

C'è poco da fare: il Carnevale di Viareggio fa parte di me. Me l'hanno fatto amare il mio babbo (tanto per parlare un pò toscano) e la mi mamma quand'ero piccina. E da anni, quando posso, un salto a vedere la sfilata lo faccio sempre. Amo quel mondo di cartapesta, quei giganti buoni che sfilano tra coriandoli e stelle filanti, danzando nell'aria. Amo tutto ciò che sta dietro ad una creazione, alla tradizione che i toscani con grande orgoglio e bravura portano avanti, tenendo alto il nome della loro terra in Italia e nel mondo. Amo quest'arte nata da ore di lavoro e fatica, studio e creatività, tradizioni che si tramandano, spirito gioviale che scende in piazza. E ogni anno mi sento orgogliosa di loro, di questi toscani così spiccioli e allegri che puntualmente mi fanno voglia di emigrare dalla mia (amata, ma a volte piatta) Liguria.


Bene, dopo questo piccolo (ma doveroso) preambolo, forse capirete la mia gioia inattesa quando qualche anno fa ho scoperto che un pezzo del Carnevale di Viareggio era finito  - per un certo periodo - a Chiavari. 
Cos'hanno in comune Chiavari e Viareggio? Il Carnevale, appunto. Ne ho avuto modo di parlare anche l'anno scorso (2014) sul settimanale Il Nuovo Levante. Forse non tutti sanno che durante l'amministrazione guidata da Raffaele Ferretti (sindaco dal 1956 al 1960) il Carnevale era modello "Viareggio", con tanto di carri di cartapesta, ingresso a pagamento e coreografie. Spinta da una curiosità verace, ho esortato la Fondazione Carnevale in Toscana a ricercare i carristi che potevano aver partecipato alla festa chiavarese. 


E' stato lo scultore Franco Casoni ad aiutarmi a ripercorrere un evento di cui pochi oggi hanno memoria. Intanto, i carri si andavano a prendere direttamente a Viareggio. «A Chiavari il Carnevale era organizzato la prima domenica di Quaresima, in concomitanza con il rito ambrosiano, quindi le due feste non erano in concomitanza - mi ha raccontato Casoni -. Il lunedì la Società Sportiva Aurora si recava in Toscana, prendeva alcuni pezzi di carri (venduti tra l'altro a un ottimo prezzo) e li portava in un grosso capannone di giocattoli" in via Trieste, "Ginocchio, dove venivano ritoccati e abbelliti da artisti come Luiso Sturla». La domenica quindi la sfilata in corso Garibaldi e piazza Matteotti. I cancelli venivano chiusi a mezzogiorno: «Tra gli aneddoti c'è quello relativo ad alcuni chiavaresi che piuttosto di pagare, si intrufolavano in qualche casa e si nascondevano sulle scale, ad esempio sopra la cartoleria Chiappari». 

Un Carnevale fastoso, nato anche grazie alla Società Aurora guidata dal presidente Antonio Pandolfi (che portò tanti sodalizi in città, primo tra tutti il consolato del Perù di Chiavari tra i più importanti del dopoguerra) e specializzata in pugilato (responsabili Tito "Palazzina" Copello e Arnaldo Casoni (calzolaio, papà di Franco), ciclismo (con Agostino "Gustin" Bergaglio) e atletica. A promuovere il carnevale "alla viareggina" fu anche Ettore Lanzarotto, presidente dell'Azienda Autonoma di Soggiorno inventore di un sacco di iniziative poi esportate come l'Ulivo d'Oro, la Barcarolata a Chiavari (1953, poi copiata a Sestri Levante), la mostra delle orchidee (da cui prese ispirazione Euroflora). La Pentolaccia in piazza Matteotti era una tradizione, e in questo un grande contributo lo diede l'artigiano Edilio Tinelli, un laboratorio a Rupinaro. Senza dimenticare per i cartelloni l'illustratore Mario Puppo. «Allora la colombina incendiaria che dava fuoco alla Pentolaccia partiva da Palazzo Rocca, che era ancora un edificio di proprietà privata - ricorda Casoni -. Figuriamoci oggi una cosa del genere, con tutti i vincoli della Sovrintendenza». Già, oggi: il Carnevale alla viareggina durò pochi anni («Pioveva spesso e i soldi non erano mai abbastanza»), lasciando ai pochi testimoni di oggi una sfilata di altri tempi. Utopia riproporre un gemellaggio del genere? Oggi il Carnevale chiavarese ha un altro stampo, ma continua a vivere:  la festa nel quartiere di Ri e la Bambineide con la Pentolaccia, tra le ultime tradizioni rimaste di una festa ormai dimenticata. 


E un testimone e protagonista del Carnevale di un tempo che ho avuto modo di intervistare sempre per Il Nuovo Levante è stato Luiso Sturla, artista chiavarese apprezzato del nostro territorio e conosciuto in tutto il mondo, è una delle rare preziose che possono raccontare una storia che oggi poco conoscono. 
Dopo l'articolo del Carnevale «alla viareggina» degli anni 50 apparso fa sul settimanale, l'artista ha aggiunto nuovi tasselli a una festa persa. Intanto, grazie ad una delle foto postate dagli utenti del gruppo Facebook «Quelli che a Chiavari...», Sturla ha riconosciuto uno dei suoi carri, «E' sbarcato un marinaio». 
«Lo realizzai interamente io - racconta Luiso - dopo aver imparato dai maestri di Viareggio: Domenici, Dalriano, Lerici, Francesconi e Lamannati i carristi viareggini più grandi con cui sono venuto a contato. Sono stato io, incaricato dall'Azienda Autonoma di Soggiorno, ad andare in Toscana e portare i carri in città. I primi anni prendevamo parte del materiale e lo portavamo a Chiavari, assemblandolo con altre parti nei capannoni. Poi, dopo aver importato l'arte viareggina, alcuni carri li ho costruiti interamente io». Tra i carri più famosi, "Il Grande Pierrot (la testa arrivava dal Carnevale di Viareggio), "E' arrivata la Marianna del Paese" e "Follie del progresso", ispirato allo spazio. E proprio da quest'ultimo nasce un episodio curioso: «Ricordo che era abbellito con dei marziani, una signora aprendo la finestra della casa se l'era trovato davanti e si era spaventata tantissimo, pensando a uno sbarco degli ufo». 



Ma il Carnevale di un tempo non è stato l'unico, grande evento: Sturla ricorda anche la suggestiva Barcarolata notturna sul fiume Entella, «sembrava di essere sulla Senna, la sfilata richiamava migliaia di persone. Per portare più acqua c'era la collaborazione della diga di Giacopiane. Indimenticabile "La grande conchiglia" con cavalli marini e una quindicina di ragazze. Aveva partecipato come ballerina di musica classica anche Susanna Egri, figlia del massaggiatore del Torino morto nell'incidente di Superga». E ancora, il corso fiorito in corso Millo. Eventi di un tempo, di cui Sturla è stato testimone, anche se la sua vita artistica l'ha portato in giro per il mondo. 
Claudia Sanguineti